Nube radioattiva è su Italia ma ormai è innocua.
Materiale disperso dopo aver superato due oceani e un continente
Roma, 23 mar. (TMNews) – Dal 1945 (bomba atomica sul Giappone) il
termine “fall out” è diventato una brutta parola. In realtà,
significa semplicemente “ricaduta”. Se è una ricaduta
nell’influenza, poco male. Se invece si tratta di una ricaduta
radioattiva, c’è da preoccuparsi. Ciò che “ricade”, infatti, è
materiale radioattivo polverizzato diffuso nell’atmosfera dalla
potenza di un’esplosione, che comincia a diffondersi come una
nube trasportata dai venti.
Nel reattore giapponese di Fukushima-1 non c’è stata (né poteva
esserci) alcuna esplosione nucleare. Vi sono state invece diverse
esplosioni “convenzionali”, dovute alla pressione eccessiva negli
impianti idraulici o all’idrogeno sviluppatosi nella centrale
danneggiata. Inoltre, nel tentativo di far diminuire la pressione
negli impianti, i tecnici hanno più volte liberato nell’aria
vapori che, essendo stati prossimi al reattore, erano diventati
radioattivi.
Questo ha portato a una maggior tasso di radiazioni nell’ambiente
attorno alla centrale (e infatti le autorità nipponiche hanno
fatto sgomberare una vasta zona attorno alla centrale) e inoltre
ha diffuso nell’atmosfera una certa quantità di polveri
radioattive, che hanno formato una nube. Spinta dai venti, la
nube ha attraversato due oceani, il Pacifico e l’Atlantico e,
dopo essere passata sull’America, sta toccando le sponde europee.
Per arrivare fino da noi, insomma, ha effettuato un percorso
piuttosto lungo: tre quarti del globo.
Questo significa che, nel suo cammino, le particelle radioattive
si sono diradate, tanto che la loro densità è distinguibile da
quella naturale (non dobbiamo dimenticarci che siamo sempre,
comunque, immersi in un mare di radiazioni di ogni tipo) soltanto
con strumenti particolarmente sensibili. Non c’è dunque da
preoccuparsi, come si stanno affannando a spiegare le autorità
sanitarie di mezzo mondo. Siamo molto, ma molto lontani anche
dall’esposizione che si subisce quando si fa una radiografia. Le
particelle radioattive materiali più pesanti si sono ormai
disperse ricadendo nel Pacifico, e quelle rimaste librate
nell’aria, oltre a transitare ad alta quota, sono di dimensioni
microscopiche e talmente diluite nell’atmosfera che la
possibilità che vadano a contaminare il terreno è prossima allo
zero.
